venerdì 12 aprile 2013

LA TORRE DEL CASTELLO APPARTENGA A NOI CEGLIESI.





Nelle settimane passate ho avuto il piacere di ascoltare una importante proposta avanzata dai nostri consiglieri comunali di centrosinistra a tutela di quello che personalmente considero il principale simbolo del nostro paese:  La Torre del Castello.
La questione, che a primo impatto può apparire complicata visto il coinvolgimento di tribunali e sentenze varie, risulta essere invece semplicissima;

Gli attuali comproprietari della Torre e di alcuni locali adiacenti, risultano ad oggi debitori della somma di circa 700.000,00 € nei confronti del Comune di Ceglie Messapica. Nel corso degli anni la Torre è stata oggetto di varie perizie di stima per stabilirne il valore e, considerato il tempo che passa, il valore attuale è pari a 448.561,88 €; Circa un paio di aste sono state effettuate tra l’indifferenza generale e l’ultima in ordine temporale si svolgerà il 12 Giugno 2013. La Torre versa purtroppo in condizione di parziale degrado ed è necessaria una immediata messa in sicurezza, soprattutto della merlatura che non risulta ingabbiata come il resto della struttura, per evitare conseguenze che preferisco non riportare, ma che sono facilmente intuibili e che tutti conoscono e temono.
Ed ecco svelata la semplicità della proposta; I consiglieri Donato Gianfreda, Nicola Trinchera, Rocco Argentiero e Tommaso Argentiero chiedono di, come si suol dire, unire l’utile al dilettevole, cioè acquisire la Torre del Castello
risolvendo così parte del credito vantato, provvedendo in seguito alla messa in sicurezza e allo stesso tempo regalare a noi cittadini cegliesi la proprietà del simbolo che più ci rappresenta.
Nulla di strano o complicato e soprattutto nulla che richieda chissà quale immane sforzo istituzionale, né tantomeno economico.
Vista la fattibilità della questione e grazie anche ad un sentimento di “orgoglio paesano” che da sempre mi appartiene, ho deciso di appoggiarla cercando di impegnarmi, per quanto possibile, in prima persona, cominciando col servirmi del mezzo attualmente più potente, cioè il web, attraverso il quale, con l’aiuto di un mio amico, ho creato  un gruppo Facebook per dare alla notizia la meritata diffusione e importanza, supportato anche da altri giovani come me e alcuni blogger locali.
Un puro sentimento di orgoglio che condivido con coloro che porteranno questa proposta in consiglio comunale, infatti risolvere questa situazione a meno di due anni dalle elezioni comunali, significa fare campagna elettorale per l’ attuale amministrazione di centrodestra, che sarà inevitabilmente la protagonista materiale della vicenda.
Questo però non ha importanza, io come loro, sono convinto che una questione del genere non debba avere alcun colore o simbolo, qualsiasi partito politico presente sul territorio deve lavorare per un obbiettivo comune, acquisire la Torre non per accaparrarsi una manciata di voti in più ma solo per preservare la sicurezza e la bellezza del nostro meraviglioso simbolo.
Invito perciò tutti a regalarsi un po’ di orgoglio e a seguire e supportare da vicino tutte le future iniziative inerenti la vicenda, per far si che la Torre venga sempre ricordata come simbolo di noi cittadini cegliesi e della nostra bellissima terra e non come simbolo di eventuali sfortunati eventi di cronaca.

Chiediamo al Sindaco e a tutti i componenti della casa comunale di via De Nicola di prendere in seria considerazione la suddetta proposta ed acquisire la Torre del Castello ed i locali adiacenti posti in asta con essa.

  Tommaso Biasi
 (direttivo Circolo Sinistra Ecologia Libertà
 “Peppino Impastato" - Ceglie Messapica

domenica 7 aprile 2013

PROPOSTA DI LEGGE S.E.L.: ABOLIZIONE DEL REATO DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA





I Governi di Centrodestra, guidati da PDL e Lega, dopo il varo della Legge Bossi-Fini hanno inasprito la politica dell’emigrazione chiudendo le frontiere, senza cercare di tutelare la vita dei migranti e senza riuscire a gestire il flusso, scaricando il peso degli sbarchi sulle popolazioni e sulle città di confine.
Il centrodestra – spinto dalla propaganda e retorica leghiste – per anni ha cavalcato la paura del clandestino, straniero assurto a simbolo e a causa dell’insicurezza collettiva.
Esempio di questa politica muscolare pseudo - razzista è il reato di immigrazione clandestina, inserito nel nostro ordinamento giuridico con l’approvazione della Legge 94 del 2009 , che all’articolo 10 bis impone alle autorità competenti nel territorio nazionale di  denunciare la persona definita come “clandestina”, ovvero il migrante colpevole di non possedere o di avere perduto (suo malgrado e anche temporaneamente) il proprio permesso di soggiorno.
Il “reato di clandestinità” introdotto dai Governi di Centrodestra ha portato l’Italia a stravolgere la ratio della politica migratoria messa in atto dall’Europa.
Un fenomeno così complesso non può essere affrontato con una politica dell’emergenza e del “pugno duro a prescindere”, ma dev’essere inquadrato in un discorso più ampio che tenga conto dei diritti e delle libertà individuali di ciascuno.
Difatti questa legge è stata ampiamente sconfessata da alcune direttive europee che eccepiscono sulle norme italiane, le quali prevedono l’espulsione automatica o – in alcuni casi – le pene detentive per mancato allontanamento volontario.
Il 3/5/2011, la Corte di Giustizia ha dichiarato l'illegittimità rispetto al Diritto Comunitario della normativa nazionale che prevede il carcere per i cittadini di paesi extracomunitari per il solo fatto di non aver ottemperato nel termine di legge l'ordine di lasciare il territorio di uno Stato membro.
La Corte di Giustizia Europea ha definitivamente posto in rilievo il conflitto tra normativa comunitaria e normativa interna, disponendo che la direttiva 2008/115/CE deve essere interpretata nel senso che la normativa di uno Stato membro non può prevedere l’irrogazione della pena della reclusione per la sola ragione che un cittadino di un paese terzo, il cui soggiorno sia irregolare, abbia violato l’ordine di lasciare il Paese entro un determinato termine.
La Corte Europea dei diritti umani ha inoltre condannato l’Italia per i respingimenti dei migranti verso la Libia e al risarcimento di 15 mila euro a 24 immigrati che furono riaccompagnati nel 2009, senza alcuna possibilità di fare richiesta di asilo, dove subirono violenze e abusi da parte del regime di Tripoli.
Il rimpatrio, – come più volte chiarito dalla Corte Europea  è cosa diversa dal respingimento immediato. Inoltre appare critica la permanenza degli stranieri nei C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione), che a volte sembrano ledere il rispetto costituzionale dei diritti e delle tutele individuali.
 Lo Stato italiano si trova dunque scoperto su più fronti: da un lato appare inadeguato a mettere in campo un’efficace gestione dell’emigrazione e dall’altro risulta inadempiente dal punto di vista della legislazione europea creando in una condizione di illegalità rispetto alla  normativa europea, disattendendo le nostre norme costituzionali in tema di diritti  inalienabili delle persone, nonché le convenzioni internazionali a tutela dello  straniero
Tutto ciò è dovuto alle politiche messe in atto dai Governi di Centrodestra.
Si tratta di un dibattito che si trascina da lungo tempo in Italia
In questi giorni Sinistra Ecologia e Libertà  ha depositato alla Camera dei Deputati un progetto di legge per l'abolizione del “reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato” introdotto dal governo Pdl-Lega Nord nel 2009 con una delle sue leggi sulla sicurezza.
La proposta di legge, sulla scia di quanto stabilito dall’Unione Europea, e in  linea con i principi di uno Stato di diritto, dispone dunque l'abrogazione della norma  che si pone in evidente contrasto con il dettato costituzionale sui diritti inalienabili delle persone, nonché con le convenzioni internazionali a tutela dello straniero, che  peraltro ha comportato nel tempo l’incarcerazione di più di 3.000 persone. I proponenti auspicano che la proposta venga posta in tempi brevi all’attenzione del Parlamento, in tal modo ponendo un tassello importante per una  legislazione sulla materia dell’immigrazione che esca dall'emergenza e  dall'evocazione della paura del diverso, e che si basi sul rispetto dei diritti  costituzionali delle persone e sulle soluzioni percorribili nel bene della convivenza  civile".

per il progetto di legge presentato alla Camera da Sinistra Ecologia e Libertà

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo “Peppino Impastato" - Ceglie Messapica

domenica 17 marzo 2013

Eletti i presidenti di Camera e Senato: Boldrini a Montecitorio, Grasso a palazzo Madama

L'ex portavoce dell'Alto commissariato delle 

Nazioni Unite presidente della Camera, l'ex 

procuratore antimafia eletto al Senato


Laura Boldrini succede a Gianfranco Fini, ed è la terza donna a presiedere Montecitorio, dopo Nilde Iotti e Irene Pivetti. La sua candidatura è passata alla quarta votazione con 327 voti su 618 votanti.



Pietro Grasso è stato eletto presidente del Senato vincendo il ballottaggio con Renato Schifani con 137 voti su 313. Ha raccolto 20 voti in più di Schifani (Pdl) che ne ha presi 117.
Grasso è stato eletto con 12 voti in più rispetto a quelli di cui dispone al Senato la coalizione di centrosinistra (ne ha 125, ne ha presi 137). Renato Schifani ha ricevuto invece tutti i voti di cui dispone la coalizione di centrodestra (117). La linea del M5S era "scheda bianca" ma di fatto il movimento si è spaccato.

chi è Pietro Grasso



Il commento di Nichi Vendola





venerdì 22 febbraio 2013

RIPARTIRE DAL LAVORO


"Il lavoro è la leva dello sviluppo della persona, la chiave di accesso alla cittadinanza, l’espressione più reticolare della democrazia. Una cittadinanza senza lavoro è priva sia di reddito che di partecipazione alla produzione della ricchezza nazionale.
Non si esce dalla crisi, non si rimette in moto un grande paese come l’Italia senza conversione ecologica dell’economia, senza investimenti in istruzione e ricerca, senza innovazione e cambiamento del modello di specializzazione, senza qualità del lavoro. Servono 50 miliardi di euro da investire per creare nuova occupazione.
In questi anni invece si è imboccata la strada contraria, verso l’ambiente come verso il lavoro, riducendo diritti sociali, occupazione, in particolar modo giovanile e femminile, retribuzioni".

Questa la premessa con la quale si apre il primo punto del programma elettorale di Sinistra Ecologia e Libertà per le prossime elezioni politiche.
Punti programmatici in tema di lavoro sono:
  • Piano Verde per il lavoro
  • combattere la precarietà nell’ingresso al lavoro
  • combattere la precarietà quando si esce dal lavoro
  • ripristino dell’articolo 18  ed estensione alle aziende al di sotto dei quindici dipendenti
  • estensione in senso universale degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie dei rapporti di lavoro
  • affrontare in modo strutturale il problema degli esodati 
  • investire sullo stato sociale
  • riforma del sistema previdenziale 
  • aumento dell’occupazione femminile  

Noi proponiamo di investire sullo stato sociale: esso prima di tutto non è un costo, bensì una condizione essenziale allo sviluppo e alla coesione sociale. Per consentire alle ragazze e ai ragazzi l’autonomia e la libertà di sottrarsi al ricatto della precarietà proponiamo il reddito minimo garantito di 600 euro.

Per garantire un futuro previdenziale ai giovani, oggi negato, proponiamo una riforma del sistema previdenziale che rivaluti le pensioni; che definisca età pensionabili differenti a seconda dei differenti lavori; che riconosca contributi figurativi per la cura dei figli e l’assistenza alle persone.

L’aumento dell’occupazione femminile è in grado di determinare un aumento del PIL fino al 7%, come sostiene la Banca d’Italia.
Occorre per questo investire in infrastrutture sociali come gli asili nido, istituire congedi di paternità obbligatori di due settimane, dare sostegno fiscale alle imprese che aiutano la condivisione delle responsabilità familiari tra donne e uomini per mezzo della flessibilità degli orari di lavoro, fornire incentivi all’occupazione delle donne ed estendere l’indennità di maternità obbligatoria.
Perché uscire dalla crisi e da questa lunga stagione recessiva dell’economia è possibile prima di tutto con il lavoro delle donne.


UN VOTO PER LA DIGNITA'



Il voto, ogni singolo voto, è l’arma pacifica della nostra democrazia.
Per quanto si tenti sempre più di snaturarlo come merce che si vende e si compra, il voto non ha altro prezzo che non sia la dignità di chi lo esercita in maniera libera e responsabile.
Solo così diventa l’arma di cui ogni singolo cittadino pacificamente dispone per scardinare l’andamento delle cose, aprendo le porte al cambiamento.
È il cambiamento il nostro orizzonte, con il voto e dopo il voto.
Perché è il cambiamento ad essere, qui ed ora, la partita veramente “utile”, necessaria, che ci mette in gioco. È da troppo tempo – un tempo opaco e triste – che sentiamo le parole della rassegnazione: quelle che ci dicono che la politica non può fare nulla se non sancire la propria impotenza.
Il disco incantato ripete il ritornello: ”ce lo impone la crisi, ce lo dice l’Europa”. Parole usate per sterilizzare la speranza e per addestrarci a convivere fatalisticamente con le nostre paure e le nostre solitudini.
Diciamo la verità: la crisi non ha prodotto soltanto diseguaglianze, povertà, immiserimento, mettendo ben al riparo le tante ricchezze di pochi. La crisi ha frantumato il senso alla parola “futuro” e ha riempito di paura e di solitudine il nostro presente: questo è il senso più profondo della nostra sconfitta.
Della sconfitta del mondo del lavoro, cui è stato tolto dignità e valore. Della sconfitta culturale e politica del diritto ad avere diritti, di governare se stessi, il proprio corpo, il proprio orientamento sessuale, di poter scogliere i nodi complessi e delicati che riguardano la nascita e la morte.
Ci è stato tolto il bene infinitamente prezioso del tempo. Il tempo delle nostre esistenze che cercano il loro compimento nella bellezza di un ambiente rispettato, nella cura di relazioni umane solidali, nella ricerca di un sapere critico capace di nutrirci con la memoria e la conoscenza.
Non sono state né le immutabili leggi di natura né la presunta oggettività ed inevitabilità delle cose a tentare di spingerci nell’angolo dell’impotenza. È stata prima di tutto una certa politica fin qui complice di una finanza predona e malata della propria onnipotenza.
È una politica che ha nomi e cognomi, ha partiti e giornali, ha  banche e televisioni. Noi, che sembriamo i soli a farlo in Italia ma abbiamo buoni compagni in Europa, la chiamiamo col suo nome vero: è la destra. Innanzitutto la destra liberista e populista che, con Silvio Berlusconi, ha segnato in profondità 20 anni di storia italiana producendo un significativo regresso sociale e civile del nostro paese. Ma è anche la destra perbene e dell’elite tecnocratiche che invocano il dominio della tecnica come surrogato della politica e della democrazia. La destra, ha prima generato la crisi, poi è risultata incapace a contenerla e ora si candida nuovamente a governare le nostre vite intristite, rubandocele una seconda volta. Ma l’inganno si è spezzato.
Di fronte alla crisi e alle cattive ricette anti crisi noi, la sinistra, vogliamo mettere da parte l’emergenza infinita per aprire porte e finestre al cambiamento possibile, in Italia come in Europa.
Questa sfida vogliamo vincerla chiedendo un voto che abbia la forza di smontare l’inganno che giunge sino al punto di negare, di fronte alla crisi, l’esistenza stessa di una destra e di una sinistra. È un tentativo che pare ormai avere interpreti maldestri soltanto in Italia, se è vero che persino il Fondo Monetario sta tornando sulle strategie sin qui adottate per contrastare la crisi mettendo in chiaro gli errori compiuti dai neo-liberisti. Non si può imboccare la strada del risanamento e di una nuova crescita economica eco compatibile reiterando quelle politiche di rigore a senso unico e di austerità che hanno soffocato ogni sviluppo, accresciuto la disoccupazione anziché contrastarla, sbagliando tutti i calcoli dei tagli alla spesa pubblica come salute e istruzione con effetti depressivi sul ciclo economico.
La nostra sfida sta in quell’idea di democrazia che richiede prima di tutto programmi “diversi” su come si risponde ad una crisi epocale che tocca nel vivo testa e cuore delle persone, su come si governa un grande e disorientato paese come l’Italia, su come si sta in un’Europa che deve ritrovare la propria missione al di fuori dei soli precetti finanziari.
Non esistono, se non nella retorica inconcludente di una concordia nazionale, “agende” che si pongono da sé medesime al centro di un governo immobile, che si sottraggono ad un confronto vero con le idee ad esse alternative, pronte a scommettere sull’ingovernabilità del paese e sul “tagliar le ali” per affermare di esistere. È la tecnica consumata di una vecchia e stanca politica, dentro cui non soffia alcun vento fresco di cambiamento.
Quello che abbiamo da dire con il nostro programma, sulla centralità del lavoro e sulla conversione che abbia al centro la green economy, sul welfare europeo e sullo Stato di diritto, su quei beni comuni sottratti alla privatizzazione e restituiti alla cittadinanza, sugli Stati Uniti d’Europa che aprono finalmente il capitolo della lotta alla povertà e alla disuguaglianza, sull’affermazione di una nuova democrazia paritaria e di genere, tutto questo ha a che fare con una sinistra capace di misurarsi con il governo adesso, proprio nel punto più aspro e duro della crisi che ci investe.
Per questo chiediamo un voto a Sinistra Ecologia Libertà. Per mettere in campo la nostra idea di democrazia e libertà, scolpendo con forza come prima parola del nostro programma di governo, la stessa che apre la Carta dei diritti fondamentali dell’Europa. La parola “dignità”.
Benvenuta sinistra

Nichi Vendola


LA NOSTRA IDEA DI EUROPA

     L’Italia deve tornare a essere protagonista della formazione degli Stati Uniti d’Europa con al centro politiche fiscali eque che contribuiscano a ridistribuire la ricchezza e rilanciare un piano europeo per la buona  e piena occupazione, per la conversione dell’economia e dei cicli produttivi,  per politiche di welfare e di cittadinanza, per il reddito minimo su scala continentale.
Crediamo nell’Europa, quella di Altiero Spinelli, quella dei diritti, del modello sociale, di un continente fatto di stati che superando i confini della politica nazionale si federano in nome di un ideale alto di pace, giustizia sociale ed ambientale.
Quel progetto di Stati Uniti d’Europa oggi rischia di soccombere di fronte alla crisi economica e finanziaria, sotto le politiche di austerità imposte da un modello di governo tra governi, nel quale  gli interessi nazionali prendono il sopravvento rispetto agli obblighi di solidarietà. Il dramma del popolo greco, le mobilitazioni che attraversano le piazze dei Sud del continente, la contrazione inaccettabile delle spese sociali, dall’istruzione alla sanità, la privatizzazione dei profitti delle banche e del settore finanziario ci chiamano ad una sfida irrinunciabile. Allo spread dei mercati finanziari causa della progressiva accumulazione di debito sociale ed ecologico per queste generazioni e quelle a venire, dobbiamo contrapporre il rilancio di un  progetto politico federale, giacché la crisi piuttosto che economica è crisi politica. É una crisi di vocazione e di democrazia: la crisi di istituzioni quali il Parlamento Europeo, incapace di esercitare un potere di indirizzo nei confronti della Commissione e della Banca Centrale Europea.
L’Europa oggi sconta il prezzo di gravi ritardi e contraddizioni. Il prezzo di un progetto limitato all’adozione di una valuta comune, l’euro, al quale non è seguita la costruzione dei fondamenti politici, di un sistema davvero europeo di governo e di produzione di regole comuni. Così quel modello sociale europeo risultato delle mobilitazioni e delle proposte dei movimenti operai, dei movimenti sociali di tutto il continente oggi soccombe a fronte dell’imperativo di tutelare gli interessi del mercato e della finanza. Trilioni di euro sono stati spesi per operazioni di salvataggio delle banche europee esposte nei confronti di paesi indebitati quali la Grecia e la Spagna creando una spirale perversa di ulteriore indebitamento e contrazione delle attività produttive e dell’economia reale. Le condizioni imposte in cambio dell’accesso a pacchetti di aiuto da parte della BCE hanno inoltre contribuito a precipitare milioni di persone nella spirale drammatica della povertà e dell’esclusione sociale.
Questa situazione rappresenta il brodo di coltura per ideologie xenofobe e populiste, secondo le quali l’unico antidoto alla crisi sarebbe il ritorno identitario all’interno dei confini degli stati nazionali.
A queste regressioni, allo spread sociale e culturale, andrà contrapposto il rilancio del processo costituente europeo per gli Stati Uniti d’Europa. L’Italia come paese fondatore dell’Unione Europea deve tornare a essere protagonista non solo attraverso la costruzione di un’architettura di governo fondata sulla partecipazione diretta dei cittadini, ma anche e soprattutto attraverso il sostegno a politiche fiscali eque, che contribuiscano a redistribuire la ricchezza e rilanciare un piano europeo, un Green New Deal, che costruisca le basi per la buona e piena occupazione, per la conversione dell’economia e dei cicli produttivi, per politiche di welfare e di cittadinanza, per il reddito minimo su scala continentale. Al Fiscal Compact contrapporremo pertanto un patto dei cittadini per la democrazia, i diritti sociali, il reddito minimo, i diritti dei lavoratori, l’equità e la giustizia. Perseguiremo quest’obiettivo assieme alle forze della sinistra e socialiste europee, convinti che la costruzione dell’Europa debba passare attraverso un rinnovato protagonismo delle forze progressiste, dei sindacati e dei movimenti sociali. Per ridare anima a un progetto rimasto a metà strada, non ci si potrà limitare a operare a livello di governi, ma dovremo alimentare e partecipare ad un processo dal basso, su scala transnazionale, che potrà avere occasione di esprimersi anche nelle prossime elezioni europee del 2014 per le quali ci impegneremo alla costruzione di liste transnazionali come primo passo verso un Parlamento Europeo più forte, espressione della volontà, del mandato e del voto di cittadini europei.
·         Lavoreremo con i governi e le forze progressiste europee per una rinegoziazione delle politiche comunitarie e modificare l’intero impianto recessivo di matrice merkeliana;
·          Daremo sostegno ad un’Assemblea Costituente ed un processo di revisione dei Trattati nel quale il Parlamento Europeo eletto nel 2014 avrà un ruolo centrale. Un’Europa federale per ridefinire le priorità di sviluppo sociale rispetto a quelle di rigore fiscale e di bilancio.
·         Il Parlamento Europeo avrà il potere legislativo e il mandato e obiettivi della Banca Centrale Europea verranno profondamente rivisti e corretti. La BCE dovrà sostenere i paesi in crisi operando come prestatore di ultima istanza per i titoli di Stati, ed emettendo eurobond;
·          Sosterremo il rafforzamento e l’effettiva attuazione di misure di tassazione sulle transazioni finanziarie, allargando il numero di paesi sostenitori e utilizzando il gettito per obiettivi di tipo nazionale (welfare, politiche del lavoro etc) e internazionale (cooperazione allo sviluppo, lotta ai cambiamenti climatici) nell’ottica di un maggior coordinamento a  livello europeo;
·          Chiederemo la rinegoziazione del Patto di Stabilità fissando i parametri secondo i quali definire come produttivi specifici capitoli di spesa (welfare, conversione ecologica, spese per occupazione, innovazione, cultura) ed impegno alla revisione della Golden Rule al fine di escludere tali spese dal Patto di Stabilità;
·          Chiederemo che il governo italiano sostenga nel Consiglio dell’Unione Europea la revisione della direttiva “della vergogna” degli accordi di riammissione, a politiche europee per i diritti civili, diritti GLBQT e contro la discriminazione;
·          Sosterremo      un processo di integrazione       mediterranea, di cooperazione internazionale, di scambi culturali e commerciali, libera circolazione delle persone, e promozione di energie rinnovabili e su piccola scala

LE CULTURE: LA MUSICA



Il patrimonio musicale italiano va considerato come un vero e proprio sistema composto da artisti, case discografiche, produttori, distributori, organizzatori e istituzioni, come accade da molti anni in altri paesi europei. Un sistema musicale basato sulla valorizzazione sostenibile delle risorse materiali e immateriali del Paese, che coinvolga sia la sfera artistica e culturale, sia la capacità imprenditoriale ed organizzativa dei soggetti produttivi.
Vogliamo realizzare:

  • Un articolato intervento legislativo per potenziare e consolidare la presenza e la competitività del “Sistema Musicale Italia” nei mercati nazionali ed esteri;
  • riconoscere la produzione discografica come bene culturale e non di lusso, ponendo in sede EU la riduzione dell’iva al 4% al pari ad esempio delle produzioni letterarie;
  • Aumentare la quantità e la qualità degli spazi per la musica dal vivo con incentivi che favoriscano la realizzazione, su scala urbana o metropolitana, di strutture adeguate come il Parco della Musica di Roma, il Barbican Center di Londra o la Cité de la Musique di Parigi;
  • Istituire un fondo per la ricerca e lo sviluppo dedicato ai giovani talenti con incentivi premianti per la loro programmazione su radio/tv;
  • Inserire nei programmi di promozione del Made in Italy anche il prodotto musicale, attraverso la partecipazione a fiere, eventi internazionali ecc.
  • Innovazione tecnologica del sistema musicale con strumenti finanziari e legislativi mirati alle imprese che intendano investire nel passaggio al digitale e innovare il prodotto culturale;
  • Integrante dei programmi didattici facendo della musica uno dei pilastri della formazione e creando un fondo per facilitare l’acquisto di strumenti musicali per i più giovani