giovedì 14 novembre 2013
sabato 5 ottobre 2013
Una pesante stangata !
Nel
Consiglio Comunale dello scorso 27 settembre il Sindaco Caroli e la sua
maggioranza con una decisione sciagurata hanno deciso di aumentare la TARES (tassa sui rifiuti) in
modo spropositato: si passerà dai 2.050.000 euro del 2012 ai 3.010.000 euro del
2013. La TARES sarà una mazzata !
A
dicembre quando arriveranno i bollettini di conguaglio ci sarà un aumento di
oltre il 50 per cento rispetto alla tassa pagata l’anno scorso. Una situazione
insostenibile per molte famiglie, per non parlare degli esosi aumenti che
subiranno gli esercizi commerciali. Le promesse fatte in campagna elettorale
dal Sindaco Caroli di riduzione delle tasse stanno avendo una clamorosa
smentita.
Il Sindaco Caroli, come al
solito, predica bene e razzola male.
Non
ci si può nascondere dietro al fatto che la TARES sia una legge dello Stato la quale prevede
che il costo del servizio sia pagato tutto dai cittadini, perché la stessa
legge prevede che il Comune può introdurre riduzioni e agevolazioni. Chiediamo
al Sindaco Caroli di fermarsi e di rifare un nuovo piano finanziario per
consentire una corretta gestione del servizio, di valutare riduzioni e
agevolazioni per gli utenti e riduzioni attuabili del Comune stesso. La legge
dà la possibilità ai Comuni di approvare il bilancio di previsione entro il 30
novembre prossimo, prima di quella data è possibile modificare il piano
finanziario della TARES in modo da renderlo più leggero per le tasche dei
cegliesi.
La
verità è che questa maggioranza ha speso, durante l’anno, di più di quanto era
nelle sue possibilità. Adesso attraverso il tributo della TARES intende
incassare la somma che gli permette di chiudere il bilancio in pareggio.
Scaricando in questo modo sulla testa dei cegliesi l’incapacità di saper amministrare
e di saper gestire un bilancio.
Chiediamo al Sindaco Caroli
di fare presto prima che sia troppo tardi!
FERMIAMO LA BOSSI-FINI
Tra il 1876 e il 1976, più di 11 milioni di italiani attraversarono l’Oceano Atlantico alla ricerca di lavoro e di una vita migliore.
La nave Sirio, che salpò da Genova il 2 agosto 1906 per il Brasile, il 4
agosto passò di fronte a Capo Palo, dove urtò gli scogli con conseguente
scoppio delle caldaie. In quell’occasione morirono oltre 500 emigranti
italiani.
Ciò dimostra che i flussi migratori sono sempre esistiti e sempre
esisteranno e molti di noi, compreso chi scrive, sono nati fuori dall’Italia,
in quella terra straniera nella quale i nostri genitori erano stati costretti a
recarsi alla ricerca di un lavoro e di una vita più dignitosa, portandosi
dietro una misera valigia.
Cosa sarebbe successo se l’America, la Germania e tutti i Paesi che in quegli
anni erano meta per gli emigranti italiani avessero impedito ai nostri genitori
di entrare? Cosa sarebbe successo se tutti quegli italiani per il solo fatto di
entrare in terra straniera, temporaneamente senza un lavoro, fossero stati
accusati del reato di immigrazione clandestina?
Questo è quanto avviene in Italia dal 1998, anno in cui i “cari” Bossi e
Fini si fecero promotori, durante il Governo Berlusconi, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, poi più volte rimaneggiato.
La tragedia di Lampedusa di questi giorni riporta sotto i riflettori l’annoso
problema dell’immigrazione con tutte le sue problematiche e contraddizioni .
L'attuale normativa italiana sull'immigrazione è
entrata in vigore il 10 settembre 2002 nel corso del secondo governo Berlusconi.
Da allora, per tutti questi anni, numerosi sono stati
i richiami da parte del Consiglio d'Europa e degli organismi internazionali,
avendo la detta legge sortito l'esatto effetto contrario di quanto suggerito
dall'Unione Europea che chiede politiche di integrazione.
Ma i Governi di centrodestra, del tutto sordi a questi
richiami, sono tornati all’attacco con l’adozione nel 2008 del c.d. “Pacchetto
sicurezza” che ha addirittura inasprito le pene e ne ha introdotte di nuove
rispetto all’originaria legge Bossi-Fini, già di per sé molto restrittiva nei
confronti dei migranti.
Non va dimenticato che queste persone non sono immigrati
clandestini, sono profughi richiedenti
asilo, un diritto in base al
quale una persona perseguitata nel
suo paese d'origine può essere protetta da un'altra autorità sovrana.
La Dichiarazione Universale
dei diritti dell'uomo riconosce il diritto d'asilo all'art. 14 come diritto
di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
Hanno dunque diritto di asilo i
"rifugiati". Quello di "rifugiato" è uno status riconosciuto,
secondo il diritto internazionale (art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951),
a chiunque si trovi al di fuori del proprio paese e non possa ritornarvi a
causa del fondato timore di subire violenze o persecuzioni.
In Italia il diritto di asilo è anche
garantito dall’art.10 comma 3 della Costituzione.
Chi scappa dalla miseria, dalla fame, dalla guerra, dalla morte non può
essere considerato illegale.
Come ha opportunamente ricordato il Sindaco di Lampedusa, “A causa della
legge Bossi – Fini, i pescherecci che provano ad aiutare gli immigrati vengono
indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
A causa di questa assurda legge, chiunque aiuti degli immigrati ad
approdare sulle nostre coste, anche al solo fine di trarli in salvo, rischia di
essere iscritto nel registro degli indagati con l’accusa
di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Questo lo sanno
bene i proprietari dei pescherecci di Lampedusa.
Occorre rivedere sicuramente il sistema basato sulla
c.d. Convenzione di Dublino.
Tale regolamento infatti stabilisce il principio per
cui lo Stato membro responsabile dell'esame dell'istanza di asilo,
indipendentemente da dove la stessa sia stata presentata, è quello in cui è
avvenuto l'ingresso, regolare o meno, del richiedente asilo.
È chiaro che, a causa della sua posizione geografica
l’Italia è, più di ogni altra nazione europea, la prima meta di approdo per
tutti i Paesi del Nord Africa e per forza di cose la richiesta di asilo viene
inoltrata presso la prima prefettura in cui il migrante viene condotto. In questo
modo l’Italia si trova, più di ogni altra Nazione Europea, ad affrontare il
problema delle migliaia di richieste di asilo che vengono inoltrate presso le
nostre prefetture.
In realtà, la maggior parte dei migranti che perdono la vita sulle nostre
coste non ha la benché minima intenzione di rimanere nel nostro Paese, così
come non hanno intenzione di rimanere le altre migliaia che riescono ad
arrivare sani e salvi per poi essere condotti nei centri di accoglienza. Ma a
causa del sistema normativo europeo, molti sono costretti a restare in Italia,
nei C.A.R.A. (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) o peggio ancora nei
C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione, in realtà dei veri e propri
lager) in attesa di riconoscimento, rimanendo intrappolati nelle maglie della
Convenzione Dublino, che non permette a chi entra in Italia di passare ad altri
Paesi. E nel frattempo viene aperto un fascicolo a loro carico da parte della
Procura per il reato di immigrazione clandestina.
Ma la legge Bossi-Fini contiene delle assurdità non solo dal punto di vista
penale ma anche da quello civile e amministrativo. Basti pensare che un
cittadino extracomunitario che si trovi nel suo paese di origine, per poter
entrare in Italia e soggiornarvi, deve essere già in possesso di un contratto
stipulato con un datore di lavoro che presumibilmente non lo ha mai conosciuto.
Si tratta di una legge che lede i diritti inviolabili della persona sotto
tutti gli aspetti.
E' chiaro che questa Legge va rivista e sostituita al più presto.
Ma sarebbe ora che non solo l’Italia, ma l’intera Unione Europea si assumesse
le proprie responsabilità.
Sar Piero Giordano
(Direttivo Sinistra Ecologia Libertà Ceglie Messapica)
mercoledì 28 agosto 2013
SIAMO TUTTI SPIATI?
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Scandali
Internazionali, libertà, segretezza e altre ”sciocchezze”
Perfino
George Orwell nel suo capolavoro
“1984” (scritto nel 1948) lo diceva: “Big Brother is watching you”
(Trad.: il grande fratello ti osserva).
Oggi, nel
2013, ci troviamo di fronte ad uno dei più grandi scandali dell’era Obama:
Datagate.
Edward Snowden, tecnico ex dipendente della CIA, ha rivelato al
mondo intero che l’America è in grado di spiare, e stando alle sue
parole lo avrebbe già fatto, ogni
singolo momento della vita di ogni cittadino americano, diplomatici e capi
di Stato europei.
Venendo
alla nostra Italia, l’articolo 15 della Costituzione è chiaro:
“Art. 15. La libertà e la
segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono
inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato
dell’Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.”
Una società che si dice “evoluta” come la nostra dovrebbe garantire
i diritti inviolabili,tra cui libertà e segretezza della corrispondenza, di
ognuno di noi, ma, paradossalmente, viviamo in una società oppressa dai
grandi poteri che ci governano.
Di certo non ogni male vien per nuocere. Le intercettazioni, che
avvengono per conto della Magistratura, hanno permesso di trovare i
colpevoli di innumerevoli crimini ed hanno permesso di sventare attacchi
terroristici (soprattutto in America). Il problema sorge nel momento in cui
questi dati sono usati per fini privati e utilitaristici( ricatti,attacchi
ecc.).
Ma
allora la domanda sorge spontanea: E’ giusto essere spiati in nome della
sicurezza o è meglio che i cittadini agiscano nella più totale segretezza?
In realtà, la questione può essere affrontata con criterio.
Sicuramente, le intercettazioni sono servite a salvare migliaia di vite da
attacchi terroristici, o a consegnare alla giustizia svariati criminali; ma
è ovvio che le intercettazioni
debbano essere sottoposte ad un rigido regolamento che tuteli la privacy di
ogni cittadino che si consideri libero.
Michele Ligorio – Direttivo Sel
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mercoledì 14 agosto 2013
FIORIERE ANTI-PARCHEGGIO IN CENTRO? SI, GRAZIE!
Dall'insediamento
della Giunta Caroli, oramai, Piazza Plebiscito e Corso Garibaldi vivono una
situazione di caos totale, dovuto alla scorrettezza di tanti cittadini.
Anni fa,
l'Amministrazione Federico, rendendosi conto della difficoltà dei Vigili Urbani
a gestire l'ordine pubblico, per carenza di personale, decise di risolvere il
problema parcheggi in divieto di sosta
per le vie del centro, acquistando fioriere che, oltre ad abbellire questi
luoghi, non permettevano agli automobilisti indisciplinati di parcheggiare in
prossimità della piazza e del corso. Una soluzione semplice, ma di grande
effetto.
Con la nuova
Amministrazione, invece, si assiste ad un cambio di rotta: infatti, a qualcuno
è venuto in mente di togliere quegli arredi, portandoli chissà dove,
ripristinando la vecchia situazione. Chissà perché... forse qualcuno voleva
parcheggiare proprio nel corso o in piazza?
Poco tempo fa,
il Comandante dei Vigili Urbani ha affermato, con un articolo sulla stampa locale,
che le unità a sua disposizione sono poche e che la situazione nelle vie del
centro è diventata, ancora una volta, ingestibile.
Ci auguriamo
che qualcuno della maggioranza abbia letto quell'articolo o, perlomeno, che
possa leggere questo, affinché ripensi alle fioriere e alla loro utilità. Buon
lavoro, Sindaco!
Giovanni
Dovizioso – Direttivo Sel
lunedì 12 agosto 2013
CONTRO IL FEMMINICIDIO
Il gravissimo
fenomeno della violenza contro le donne, ha vissuto, in questi ultimi anni, una
crescita che, definire preoccupante, è davvero riduttivo. I femminicidi, cioè
l’uccisione come esito di violenza subita nell’ambito di una relazione
d’intimità, sono una forma di violenza che accomuna tristemente moltissime
donne.
In Italia, nel
2012, sono morte 124 donne a causa della violenza maschile, ed in questi mesi
del 2013, sono già più di 100 le donne uccise.
Queste morti
annunciate vengono spesso etichettate come i soliti delitti passionali, fatti
di cronaca nera, liti in famiglia; senza mai considerare che il problema ha
radici sociali e culturali ben più profonde. Questa impennata nelle percentuali di donne uccise, deriva,
infatti, da una crisi profonda vissuta dagli uomini dei nostri tempi, che
stentano ad accettare, oltre che temere,
l'emancipazione femminile ed il ruolo diverso assunto dalla donna del
nuovo millennio, rispetto a quello che la vedeva come “angelo del focolare”.
Oggi, sono
ancora troppo poche le donne che denunciano la violenza domestica: a volte per
paura; a volte per l'illusione derivata dalla promessa che “quella sarebbe
stata l'ultima volta”; a volte perché le donne non sanno a chi rivolgersi.
E' per questa
ragione che bisogna dire BASTA ad
ogni forma di discriminazione e di violenza posta in essere contro le donne.
Perché le donne non debbano più pagare con la vita la scelta di essere se
stesse, e non quelle che gli uomini o la società vorrebbero che fossero.
Le Donne e,
soprattutto, gli Uomini di Sinistra Ecologia Libertà del circolo Peppino
Impastato di Ceglie Messapica, sono impegnati affinché la nostra città sia
orgogliosamente contro la violenza maschile verso le donne.
Per questo
aderiscono alla campagna 365 giorni NO
alla violenza contro le donne.
Abbiamo
intenzione di chiedere al Consiglio Comunale
di aderire a questa campagna, rivolta soprattutto, agli uomini, che
coinvolge tantissimi comuni italiani (hanno già aderito i Comuni di Bari, Bologna, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma,
Venezia e molti altri). Saremo, inoltre, promotrici e promotori di
atti e iniziative per affermare una cultura di rispetto dei diritti e della
persona, diffondendo principi, idee, valori che accompagnino concretamente il NO alla violenza.
venerdì 9 agosto 2013
QUALE FUTURO PER LE COPPIE DI FATTO?
L’esistenza delle coppie di fatto è ormai una realtà consolidata
e accolta da chiunque, perfino il più tradizionalista ne sostiene, la validità
almeno come esperimento pre-matrimoniale.
Le ragioni della scelta sono diverse e personali, ma in tutte si
può leggere un provvidenziale declino dell’idea classica famiglia a favore di
un nuovo tipo di unione, più elastico, ma di certo non meno solido.
La chiave di lettura è “la scelta”, e questo genere di scelte,
dovrebbero, in uno stato di diritto essere tutelate e riconosciute, già
nell’articolo 2 della costituzione, la Repubblica riconosce e le garantisce le
formazioni sociali.
« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti
inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale. »
I problemi che
due conviventi devono affrontare sono tristemente legati allo stato di disagio
o di bisogno che la vita spesso presenta, non
si può, per esempio, autorizzare un intervento medico urgente e rischioso,
chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala e se uno dei due conviventi muore e la casa in comune era di sua proprietà, questa spetta agli
eredi legittimi del defunto; il convivente potrà continuare ad abitarci solo se
l'altro lo aveva disposto con testamento in suo favore.
Molti paesi europei riconoscono le coppie di fatto e
garantiscono loro diritti che li equiparano alle coppie sposate, in Italia solo
alcune regioni stanno istituendo dei registri
anagrafici delle unioni civili, tentando di supplire alla mancanza di una
regolamentazione nazionale.
La strada è ancora lunga, solo in questi giorni gli aggettivi
“naturale e legittimo” vicini al nome “figlio” sono finalmente scomparsi,
ridando dignità alla parola naturale, che solo in questo caso prendeva
un’accezione negativa, uguagliando tutti i figli sia quelli nati all’interno di
un matrimonio che quelli nati al di fuori, in pratica fino a ieri un figlio
naturale, doveva non solo sorbirsi il peccato originale di tipo religioso, ma
anche il peccato laico.
Grazia Marseglia –
Direttivo Sel
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