venerdì 22 febbraio 2013

RIPARTIRE DAL LAVORO


"Il lavoro è la leva dello sviluppo della persona, la chiave di accesso alla cittadinanza, l’espressione più reticolare della democrazia. Una cittadinanza senza lavoro è priva sia di reddito che di partecipazione alla produzione della ricchezza nazionale.
Non si esce dalla crisi, non si rimette in moto un grande paese come l’Italia senza conversione ecologica dell’economia, senza investimenti in istruzione e ricerca, senza innovazione e cambiamento del modello di specializzazione, senza qualità del lavoro. Servono 50 miliardi di euro da investire per creare nuova occupazione.
In questi anni invece si è imboccata la strada contraria, verso l’ambiente come verso il lavoro, riducendo diritti sociali, occupazione, in particolar modo giovanile e femminile, retribuzioni".

Questa la premessa con la quale si apre il primo punto del programma elettorale di Sinistra Ecologia e Libertà per le prossime elezioni politiche.
Punti programmatici in tema di lavoro sono:
  • Piano Verde per il lavoro
  • combattere la precarietà nell’ingresso al lavoro
  • combattere la precarietà quando si esce dal lavoro
  • ripristino dell’articolo 18  ed estensione alle aziende al di sotto dei quindici dipendenti
  • estensione in senso universale degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie dei rapporti di lavoro
  • affrontare in modo strutturale il problema degli esodati 
  • investire sullo stato sociale
  • riforma del sistema previdenziale 
  • aumento dell’occupazione femminile  

Noi proponiamo di investire sullo stato sociale: esso prima di tutto non è un costo, bensì una condizione essenziale allo sviluppo e alla coesione sociale. Per consentire alle ragazze e ai ragazzi l’autonomia e la libertà di sottrarsi al ricatto della precarietà proponiamo il reddito minimo garantito di 600 euro.

Per garantire un futuro previdenziale ai giovani, oggi negato, proponiamo una riforma del sistema previdenziale che rivaluti le pensioni; che definisca età pensionabili differenti a seconda dei differenti lavori; che riconosca contributi figurativi per la cura dei figli e l’assistenza alle persone.

L’aumento dell’occupazione femminile è in grado di determinare un aumento del PIL fino al 7%, come sostiene la Banca d’Italia.
Occorre per questo investire in infrastrutture sociali come gli asili nido, istituire congedi di paternità obbligatori di due settimane, dare sostegno fiscale alle imprese che aiutano la condivisione delle responsabilità familiari tra donne e uomini per mezzo della flessibilità degli orari di lavoro, fornire incentivi all’occupazione delle donne ed estendere l’indennità di maternità obbligatoria.
Perché uscire dalla crisi e da questa lunga stagione recessiva dell’economia è possibile prima di tutto con il lavoro delle donne.


UN VOTO PER LA DIGNITA'



Il voto, ogni singolo voto, è l’arma pacifica della nostra democrazia.
Per quanto si tenti sempre più di snaturarlo come merce che si vende e si compra, il voto non ha altro prezzo che non sia la dignità di chi lo esercita in maniera libera e responsabile.
Solo così diventa l’arma di cui ogni singolo cittadino pacificamente dispone per scardinare l’andamento delle cose, aprendo le porte al cambiamento.
È il cambiamento il nostro orizzonte, con il voto e dopo il voto.
Perché è il cambiamento ad essere, qui ed ora, la partita veramente “utile”, necessaria, che ci mette in gioco. È da troppo tempo – un tempo opaco e triste – che sentiamo le parole della rassegnazione: quelle che ci dicono che la politica non può fare nulla se non sancire la propria impotenza.
Il disco incantato ripete il ritornello: ”ce lo impone la crisi, ce lo dice l’Europa”. Parole usate per sterilizzare la speranza e per addestrarci a convivere fatalisticamente con le nostre paure e le nostre solitudini.
Diciamo la verità: la crisi non ha prodotto soltanto diseguaglianze, povertà, immiserimento, mettendo ben al riparo le tante ricchezze di pochi. La crisi ha frantumato il senso alla parola “futuro” e ha riempito di paura e di solitudine il nostro presente: questo è il senso più profondo della nostra sconfitta.
Della sconfitta del mondo del lavoro, cui è stato tolto dignità e valore. Della sconfitta culturale e politica del diritto ad avere diritti, di governare se stessi, il proprio corpo, il proprio orientamento sessuale, di poter scogliere i nodi complessi e delicati che riguardano la nascita e la morte.
Ci è stato tolto il bene infinitamente prezioso del tempo. Il tempo delle nostre esistenze che cercano il loro compimento nella bellezza di un ambiente rispettato, nella cura di relazioni umane solidali, nella ricerca di un sapere critico capace di nutrirci con la memoria e la conoscenza.
Non sono state né le immutabili leggi di natura né la presunta oggettività ed inevitabilità delle cose a tentare di spingerci nell’angolo dell’impotenza. È stata prima di tutto una certa politica fin qui complice di una finanza predona e malata della propria onnipotenza.
È una politica che ha nomi e cognomi, ha partiti e giornali, ha  banche e televisioni. Noi, che sembriamo i soli a farlo in Italia ma abbiamo buoni compagni in Europa, la chiamiamo col suo nome vero: è la destra. Innanzitutto la destra liberista e populista che, con Silvio Berlusconi, ha segnato in profondità 20 anni di storia italiana producendo un significativo regresso sociale e civile del nostro paese. Ma è anche la destra perbene e dell’elite tecnocratiche che invocano il dominio della tecnica come surrogato della politica e della democrazia. La destra, ha prima generato la crisi, poi è risultata incapace a contenerla e ora si candida nuovamente a governare le nostre vite intristite, rubandocele una seconda volta. Ma l’inganno si è spezzato.
Di fronte alla crisi e alle cattive ricette anti crisi noi, la sinistra, vogliamo mettere da parte l’emergenza infinita per aprire porte e finestre al cambiamento possibile, in Italia come in Europa.
Questa sfida vogliamo vincerla chiedendo un voto che abbia la forza di smontare l’inganno che giunge sino al punto di negare, di fronte alla crisi, l’esistenza stessa di una destra e di una sinistra. È un tentativo che pare ormai avere interpreti maldestri soltanto in Italia, se è vero che persino il Fondo Monetario sta tornando sulle strategie sin qui adottate per contrastare la crisi mettendo in chiaro gli errori compiuti dai neo-liberisti. Non si può imboccare la strada del risanamento e di una nuova crescita economica eco compatibile reiterando quelle politiche di rigore a senso unico e di austerità che hanno soffocato ogni sviluppo, accresciuto la disoccupazione anziché contrastarla, sbagliando tutti i calcoli dei tagli alla spesa pubblica come salute e istruzione con effetti depressivi sul ciclo economico.
La nostra sfida sta in quell’idea di democrazia che richiede prima di tutto programmi “diversi” su come si risponde ad una crisi epocale che tocca nel vivo testa e cuore delle persone, su come si governa un grande e disorientato paese come l’Italia, su come si sta in un’Europa che deve ritrovare la propria missione al di fuori dei soli precetti finanziari.
Non esistono, se non nella retorica inconcludente di una concordia nazionale, “agende” che si pongono da sé medesime al centro di un governo immobile, che si sottraggono ad un confronto vero con le idee ad esse alternative, pronte a scommettere sull’ingovernabilità del paese e sul “tagliar le ali” per affermare di esistere. È la tecnica consumata di una vecchia e stanca politica, dentro cui non soffia alcun vento fresco di cambiamento.
Quello che abbiamo da dire con il nostro programma, sulla centralità del lavoro e sulla conversione che abbia al centro la green economy, sul welfare europeo e sullo Stato di diritto, su quei beni comuni sottratti alla privatizzazione e restituiti alla cittadinanza, sugli Stati Uniti d’Europa che aprono finalmente il capitolo della lotta alla povertà e alla disuguaglianza, sull’affermazione di una nuova democrazia paritaria e di genere, tutto questo ha a che fare con una sinistra capace di misurarsi con il governo adesso, proprio nel punto più aspro e duro della crisi che ci investe.
Per questo chiediamo un voto a Sinistra Ecologia Libertà. Per mettere in campo la nostra idea di democrazia e libertà, scolpendo con forza come prima parola del nostro programma di governo, la stessa che apre la Carta dei diritti fondamentali dell’Europa. La parola “dignità”.
Benvenuta sinistra

Nichi Vendola


LA NOSTRA IDEA DI EUROPA

     L’Italia deve tornare a essere protagonista della formazione degli Stati Uniti d’Europa con al centro politiche fiscali eque che contribuiscano a ridistribuire la ricchezza e rilanciare un piano europeo per la buona  e piena occupazione, per la conversione dell’economia e dei cicli produttivi,  per politiche di welfare e di cittadinanza, per il reddito minimo su scala continentale.
Crediamo nell’Europa, quella di Altiero Spinelli, quella dei diritti, del modello sociale, di un continente fatto di stati che superando i confini della politica nazionale si federano in nome di un ideale alto di pace, giustizia sociale ed ambientale.
Quel progetto di Stati Uniti d’Europa oggi rischia di soccombere di fronte alla crisi economica e finanziaria, sotto le politiche di austerità imposte da un modello di governo tra governi, nel quale  gli interessi nazionali prendono il sopravvento rispetto agli obblighi di solidarietà. Il dramma del popolo greco, le mobilitazioni che attraversano le piazze dei Sud del continente, la contrazione inaccettabile delle spese sociali, dall’istruzione alla sanità, la privatizzazione dei profitti delle banche e del settore finanziario ci chiamano ad una sfida irrinunciabile. Allo spread dei mercati finanziari causa della progressiva accumulazione di debito sociale ed ecologico per queste generazioni e quelle a venire, dobbiamo contrapporre il rilancio di un  progetto politico federale, giacché la crisi piuttosto che economica è crisi politica. É una crisi di vocazione e di democrazia: la crisi di istituzioni quali il Parlamento Europeo, incapace di esercitare un potere di indirizzo nei confronti della Commissione e della Banca Centrale Europea.
L’Europa oggi sconta il prezzo di gravi ritardi e contraddizioni. Il prezzo di un progetto limitato all’adozione di una valuta comune, l’euro, al quale non è seguita la costruzione dei fondamenti politici, di un sistema davvero europeo di governo e di produzione di regole comuni. Così quel modello sociale europeo risultato delle mobilitazioni e delle proposte dei movimenti operai, dei movimenti sociali di tutto il continente oggi soccombe a fronte dell’imperativo di tutelare gli interessi del mercato e della finanza. Trilioni di euro sono stati spesi per operazioni di salvataggio delle banche europee esposte nei confronti di paesi indebitati quali la Grecia e la Spagna creando una spirale perversa di ulteriore indebitamento e contrazione delle attività produttive e dell’economia reale. Le condizioni imposte in cambio dell’accesso a pacchetti di aiuto da parte della BCE hanno inoltre contribuito a precipitare milioni di persone nella spirale drammatica della povertà e dell’esclusione sociale.
Questa situazione rappresenta il brodo di coltura per ideologie xenofobe e populiste, secondo le quali l’unico antidoto alla crisi sarebbe il ritorno identitario all’interno dei confini degli stati nazionali.
A queste regressioni, allo spread sociale e culturale, andrà contrapposto il rilancio del processo costituente europeo per gli Stati Uniti d’Europa. L’Italia come paese fondatore dell’Unione Europea deve tornare a essere protagonista non solo attraverso la costruzione di un’architettura di governo fondata sulla partecipazione diretta dei cittadini, ma anche e soprattutto attraverso il sostegno a politiche fiscali eque, che contribuiscano a redistribuire la ricchezza e rilanciare un piano europeo, un Green New Deal, che costruisca le basi per la buona e piena occupazione, per la conversione dell’economia e dei cicli produttivi, per politiche di welfare e di cittadinanza, per il reddito minimo su scala continentale. Al Fiscal Compact contrapporremo pertanto un patto dei cittadini per la democrazia, i diritti sociali, il reddito minimo, i diritti dei lavoratori, l’equità e la giustizia. Perseguiremo quest’obiettivo assieme alle forze della sinistra e socialiste europee, convinti che la costruzione dell’Europa debba passare attraverso un rinnovato protagonismo delle forze progressiste, dei sindacati e dei movimenti sociali. Per ridare anima a un progetto rimasto a metà strada, non ci si potrà limitare a operare a livello di governi, ma dovremo alimentare e partecipare ad un processo dal basso, su scala transnazionale, che potrà avere occasione di esprimersi anche nelle prossime elezioni europee del 2014 per le quali ci impegneremo alla costruzione di liste transnazionali come primo passo verso un Parlamento Europeo più forte, espressione della volontà, del mandato e del voto di cittadini europei.
·         Lavoreremo con i governi e le forze progressiste europee per una rinegoziazione delle politiche comunitarie e modificare l’intero impianto recessivo di matrice merkeliana;
·          Daremo sostegno ad un’Assemblea Costituente ed un processo di revisione dei Trattati nel quale il Parlamento Europeo eletto nel 2014 avrà un ruolo centrale. Un’Europa federale per ridefinire le priorità di sviluppo sociale rispetto a quelle di rigore fiscale e di bilancio.
·         Il Parlamento Europeo avrà il potere legislativo e il mandato e obiettivi della Banca Centrale Europea verranno profondamente rivisti e corretti. La BCE dovrà sostenere i paesi in crisi operando come prestatore di ultima istanza per i titoli di Stati, ed emettendo eurobond;
·          Sosterremo il rafforzamento e l’effettiva attuazione di misure di tassazione sulle transazioni finanziarie, allargando il numero di paesi sostenitori e utilizzando il gettito per obiettivi di tipo nazionale (welfare, politiche del lavoro etc) e internazionale (cooperazione allo sviluppo, lotta ai cambiamenti climatici) nell’ottica di un maggior coordinamento a  livello europeo;
·          Chiederemo la rinegoziazione del Patto di Stabilità fissando i parametri secondo i quali definire come produttivi specifici capitoli di spesa (welfare, conversione ecologica, spese per occupazione, innovazione, cultura) ed impegno alla revisione della Golden Rule al fine di escludere tali spese dal Patto di Stabilità;
·          Chiederemo che il governo italiano sostenga nel Consiglio dell’Unione Europea la revisione della direttiva “della vergogna” degli accordi di riammissione, a politiche europee per i diritti civili, diritti GLBQT e contro la discriminazione;
·          Sosterremo      un processo di integrazione       mediterranea, di cooperazione internazionale, di scambi culturali e commerciali, libera circolazione delle persone, e promozione di energie rinnovabili e su piccola scala

LE CULTURE: LA MUSICA



Il patrimonio musicale italiano va considerato come un vero e proprio sistema composto da artisti, case discografiche, produttori, distributori, organizzatori e istituzioni, come accade da molti anni in altri paesi europei. Un sistema musicale basato sulla valorizzazione sostenibile delle risorse materiali e immateriali del Paese, che coinvolga sia la sfera artistica e culturale, sia la capacità imprenditoriale ed organizzativa dei soggetti produttivi.
Vogliamo realizzare:

  • Un articolato intervento legislativo per potenziare e consolidare la presenza e la competitività del “Sistema Musicale Italia” nei mercati nazionali ed esteri;
  • riconoscere la produzione discografica come bene culturale e non di lusso, ponendo in sede EU la riduzione dell’iva al 4% al pari ad esempio delle produzioni letterarie;
  • Aumentare la quantità e la qualità degli spazi per la musica dal vivo con incentivi che favoriscano la realizzazione, su scala urbana o metropolitana, di strutture adeguate come il Parco della Musica di Roma, il Barbican Center di Londra o la Cité de la Musique di Parigi;
  • Istituire un fondo per la ricerca e lo sviluppo dedicato ai giovani talenti con incentivi premianti per la loro programmazione su radio/tv;
  • Inserire nei programmi di promozione del Made in Italy anche il prodotto musicale, attraverso la partecipazione a fiere, eventi internazionali ecc.
  • Innovazione tecnologica del sistema musicale con strumenti finanziari e legislativi mirati alle imprese che intendano investire nel passaggio al digitale e innovare il prodotto culturale;
  • Integrante dei programmi didattici facendo della musica uno dei pilastri della formazione e creando un fondo per facilitare l’acquisto di strumenti musicali per i più giovani




giovedì 21 febbraio 2013

IL DIRITTO DI VIVERE IN UNA SOCIETA' GIUSTA


Bisogna abbandonare la logica dell’intervento d’urgenza e realizzare una riforma di sistema che possa garantire, finalmente, una giustizia più efficiente e veloce. Vogliamo dire basta a una giustizia tollerante fino all’impunità per i potenti,  spietata per i migranti e gli emarginati.
Troppe cose non vanno nella Giustizia del nostro paese. I temi sono noti: lunghezza dei processi, eccessi di custodia cautelare, emergenza carceraria, leggi ad personam.
Sono temi fondamentali per la tutela dei cittadini e per il rispetto delle garanzie della persona. Occorre abbandonare ogni logica propria dell’intervento d’urgenza e lavorare immediatamente ad una riforma del sistema, il cui primo impegno consista nel recuperare rapporto e fiducia del cittadino, chiudendo il capitolo dell’imposizione di leggi ad personam voluto in questi anni dalla destra all’unico scopo di salvare Silvio Berlusconi dai processi nei quali è stato imputato. Questo ha portato ad un attacco incessante non solo all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, ma a tutto l’impianto di garanzie e di bilanciamento tra i poteri che deriva dalla nostra Costituzione.
Noi ribadiamo di essere favorevoli ad una più netta separazione delle funzioni e non alla separazione delle carriere in magistratura, per una fondamentale ragione di garanzie dell’intero sistema della nostra giustizia. Garanzie che ci portano anche ad essere fermamente contrari al tentativo di imputare ai giudici una responsabilità risarcitoria diretta, che ne renderebbe più difficile l’esercizio della funzione, e alla limitazione degli strumenti di indagine, a partire dalle intercettazioni.
La destra al governo ha imposto, con alcune leggi come la Bossi-Fini e la legge Giovanardi, un modello discriminante di giustizia: tollerante sino all’impunità per i potenti e i privilegiati e spietato e razzista verso gli stranieri e gli emarginati. La spaventosa condizione delle carceri italiane è figlia di questa politica, classista e securitaria, che ha prodotto il degrado degli istituti di pena, con la reclusione dei migranti nei centro di espulsione e la persecuzione dei tossicodipendenti, con la mortificazione dei richiedenti asilo.
Otto anni è ormai la durata media di un procedimento penale e quasi vent’anni quello civile, tempi che determinano forti e giuste sanzioni da parte dell’Unione europea verso il nostro Paese. Quanto ai processi civili, cittadini e imprese, italiane e internazionali, non vedranno mai risolte in tempo utile le proprie controversie, lasciando il Paese arretrato nelle sue strutture economiche.
Una riforma che non può essere ancora rinviata è quella che riguarda l’avvocatura. Essa deve dotarsi di uno Statuto improntato prima di tutto all’etica, al diritto e alla giustizia, ma mai alla concorrenza e alle altre regole del mercato. Punti di forza devono essere l’autonomia e la formazione della figura e della professione dell’avvocato. Servono interventi radicali in materia di difesa d’ufficio e patrocinio per i meno abbienti, dove si registra una clamorosa disparità di condizioni sociali nell’accesso alla giustizia, non degne di un paese civile. Intendiamo intervenire per colmare tutte le vistose lacune, le storture e le contraddizioni della Legge Severino in materia di lotta alla corruzione.
Una svolta radicale serve anche nella situazione carceraria, oggi al collasso. In carcere oggi ancora si muore, i sucidi e gli atti di autolesionismo stanno lì a testimoniare che la fase dell’esecuzione della pena è attuata in condizioni disumane. Occorre limitare il flusso in entrata, favorendo al contempo, nei limiti della legge, il deflusso. I diritti fondamentali dell’individuo vanno sempre garantiti, anche con interventi di edilizia carceraria affinchè le strutture detentive siano idonee ad assicurare il rispetto della dignità umana. Si deve giungere alla cancellazione delle leggi di segregazione, dalla Bossi-Fini, alla Fini-Giovanardi, alla ex Cirielli.
Bisogna potenziare il ricorso alle misure alternative alla detenzione, sia nella fase ultima del trattamento, al fine di favorire il reinserimento nella società, sia ab origine per i reati meno gravi. La stessa intenzione deve pervadere la indispensabile riforma delle misure di custodia cautelare, vera e propria sciagura del nostro sistema che viene a privare la persona dei diritti fondamentali e della stessa dignità personale trattenendo il detenuto oltre il tempo ragionevole alle esigenze cautelari.

mercoledì 20 febbraio 2013

RESTITUIRE VALORE ALL'AGRICOLTURA




L’agricoltura è un settore decisivo per il raggiungimento dei  complessivi obiettivi della strategia EU 2020 in termini di crescita intelligente e sostenibile.
In Italia i giovani possono appassionarsi e lavorare in un settore a lungo bistrattato se l’agricoltura diventa innovativa e  qualificata.
Per noi l’agricoltura è una porta aperta verso il futuro. Il futuro di un’economia sana della terra, di nuova occupazione e nuova imprenditorialità per i giovani, di una qualità del cibo e dunque della  salute, del rispetto e dell’equilibrio del territorio.
Già oggi in Italia il settore agroalimentare costituisce il secondo comparto economico per entità di valore aggiunto e si possono aprire spazi enormi se la politica, come noi proponiamo, metterà in atto un vero e proprio progetto strategico rivolto all’agricoltura.
Esso consiste prima di tutto in un piano nazionale per contrastare l’abbandono delle campagne. I punti principali del piano dovranno essere: una franchigia fiscale totale per i giovani agricoltori che si insediano nelle aree demaniali in stato di abbandono; una moratoria del consumo di suolo agricolo, obiettivo che si persegue con una legge urbanistica nazionale che fissa un tetto inderogabile e decrescente al consumo del suolo; difendendo il reddito degli agricoltori, burocrazia e in primo luogo del credito, principale causa dell’indebitamento che sta strangolando la nostra agricoltura. Il vero salto di qualità dell’agricoltura italiana si chiama cooperazione, aggregazione e integrazione delle imprese agricole, tracciabilità delle produzioni agroalimentari ed eticità delle tecniche di produzione, trasparenza delle informazioni sulla formazione dei prezzi, promozione della filiera corta, tutela delle risorse idriche. In ambito europeo occorre portare a compimento la battaglia per l’etichettatura di origine degli alimenti  e portare l’Italia nel gruppo dei Paesi OGM free, valorizzando così l’enorme patrimonio enogastronomico di cui disponiamo attraverso la garanzia dell’assenza di organismi geneticamente modificati nell’intero settore agroalimentare.


martedì 19 febbraio 2013

Al Governo per il sapere come leva di un nuovo sviluppo: La formazione


I dati parlano drammaticamente chiaro: l’Italia  spende per l’istruzione solo il 9% del totale della spesa pubblica, quando la media dei paesi industrializzati è superiore al 13%. Nella classifica OCSE sugli investimenti e sullo stato di salute del sistema della Formazione nei paesi più industrializzati del mondo siamo penultimi, al 31° posto su 32.
Le leggi finanziarie degli ultimi anni, che hanno utilizzato le risorse della scuola per fare cassa, e la controriforma delle Gelmini, cioè il più grande tentativo di distruzione del sistema di formazione pubblica e di demonizzazione degli insegnanti, hanno portato a questo risultato.
Chi è venuto dopo, il ministro Profumo, ha operato in piena continuità: aumento delle risorse alle scuole private e tagli per gli enti pubblici di ricerca, blocca i concorsi universitari e proroga i rettori, indice un “concorsone” in cui i titoli accumulati non hanno alcun valore, lascia irrisolto il problema di chi nella scuola lavora da anni in totale precarietà e si propone di ridurre gli Organi Collegiali. Il sistema delle barriere d’accesso, tasse alte e numero chiuso, ha ridotto la qualità della formazione e la quantità di persone laureate.
Così l’università attuale non è più uno strumento per poter migliorare la propria condizione sociale.
Lo stesso accesso ai gradi superiori della formazione è un continuo percorso ad ostacoli: dottorati senza borse, contratti a salario zero, corsi di formazione post-laurea spesso inutili, mortificante dipendenza dall’ordinariato, scollegamento totale con il mondo del lavoro. Assistiamo ogni giorno al processo di dequalificazione e di scarsa valorizzazione delle capacità di chi entra nel sistema della formazione. Siamo l’unico paese nel mondo industrializzato che non considera il finanziamento alla formazione pubblica come strumento anticiclico, per contrastare la crisi e frenare gli effetti della precarizzazione del mondo del lavoro.
Noi proponiamo una riforma del sistema della formazione che punti in primo luogo ad equiparare le risorse e gli investimenti per l’istruzione italiana a quelli della media europea, in linea con quel che  richiede l’Europa attraverso il programma europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020.
Nella scuola che vogliamo il tempo pieno è garantito a tutti. Abbiamo urgenza di abbattere la dispersione  scolastica che in alcune aree del paese supera il 20%. Per questo è necessario introdurre l’obbligo scolastico fino ai 18 anni. E abbiamo bisogno di scuole pubbliche di qualità in tutto il territorio nazionale, che operino in reale autonomia.
Una delle priorità Al Governo per il sapere come  leva di un nuovo sviluppo è il programma di edilizia scolastica, perché non possiamo più vivere tragedie come quelle di San Giuliano, non possiamo più pensare che i nostri figli passino la maggior parte della loro giornata dentro strutture pericolanti, fatiscenti, con barriere architettoniche che limitano l’accesso ai diversamente abili e privi di connettività.
Attraverso il taglio delle spese per l’acquisto degli inutili aerei da guerra F 35 possiamo recuperare risorse da investire in un forte programma di edilizia scolastica in tutto il territorio nazionale che rinnovi le strutture e le adegui alla normativa antisismica, le doti di connettività, di laboratori e degli altri strumenti necessari
 C’è bisogno di nuovi insegnanti. Ben tre generazioni di insegnanti sono intrappolati nella vergognosa gabbia della precarietà. Per questo noi proponiamo un piano pluriennale di immissione in ruolo dei precari, fino ad esaurimento delle graduatorie, coprendo tutti i posti disponibili nelle scuole.
Bisognerà per questo reintrodurre il tempo pieno e le ore di laboratorio che Gelmini aveva cancellato e garantire la presenza di insegnanti di sostegno, secondo il bisogno certificato. La soluzione praticabile è il concorso periodico che copra il fabbisogno a partire dalla percentuale degli organici funzionali.
La formazione, come sappiamo, inizia dalla nascita e le famiglie italiane, ed in particolare le donne gravate dal doppio compito  del lavoro e della cura, necessitano con urgenza di nuovi nidi pubblici, che garantiscano un numero di posti pari almeno al 30% dei bambini fino a tre anni. La scuola deve formare alla vita: recuperiamo le ore sottratte da Gelmini e lavoriamo per l’unificazione dei cicli liceali e tecnico-professionali, investendo maggiormente nella materie professionalizzanti. È così che la scuola potrà esercitare un ruolo preminente nell’organizzazione della società, della produzione e della formazione delle generazioni.
Ma la scuola è anche degli studenti, mentre oggi il diritto allo studio è fortemente messo in discussione dall’aumento delle tasse, dai costi non più sostenibili delle famiglie per l’acquisto dei libri di testo e del materiale scolastico, dall’erosione delle borse di studio. Vanno messe in campo con urgenza le risorse necessarie a garantire le borse di studio, forme di reddito indiretto come la mobilità gratuita  per gli studenti, e strumenti fiscali come la deducibilità delle spese per la scuola.
Invertire subito la rotta significa garantire la possibilità di formazione a tutti, cancellando il numero chiuso come metodo di accesso all’università. Significa rifinanziare l’intero sistema di diritto allo studio, sia per le borse di studio, in particolare per gli studenti di dottorato il finanziamento deve essere sempre garantito, sia per le residenze studentesche, e parte delle risorse possono essere reperite da coloro che ne hanno beneficiato eludendo fin qui il fisco.
Bisognerà svincolare la possibilità di ottenimento della borsa di studio dalla sede universitaria prescelta, la
contribuzione studentesca deve essere progressiva in base alle condizioni economiche e patrimoniali,
senza penalizzare gli studenti fuori corso, part-time e lavoratori. 



lunedì 18 febbraio 2013

Il diritto di vivere in una società libera: la legalità



La lotta alle mafie e alla corruzione deve diventare una chiave di lettura dei  processi sociali e non essere solo un capitolo delle politiche di sicurezza. Essa è parte di un progetto di società che propone una riforma sociale e morale del Paese.
La lotta alle mafie e alla corruzione è parte essenziale di un grande e forte progetto di ricostruzione dei  diritti sociali e delle politiche pubbliche.
Trasparenza, legalità, rigore etico sono le condizioni che danno credibilità all’azione delle istituzioni e delle  forze politiche e rendono possibile una profonda riforma sociale e morale del Paese.
Solo in questo quadro potranno avere efficacia le diverse politiche di sicurezza. Per questo noi poniamo al primo punto del nostro programma sulla legalità il contrasto ai capitali e ai patrimoni dei corrotti e dei mafiosi per un loro riutilizzo sociale. In questo senso raccogliamo e facciamo nostra la proposta avanzata dall’Associazione Libera per un forte rilancio della Legge La Torre e per una effettiva utilizzazione a scopo sociale dei beni confiscati.
Riteniamo del tutto inadeguata l’attuale legge anticorruzione, nella quale mancano i capitoli decisivi del falso in bilancio e dei reati di auto riciclaggio e corruzione tra privati. Per non parlare delle pene previste e dei termini di prescrizione rimasti gli stessi della legislazione precedente e che possono addirittura risultare più favorevoli di prima per i corrotti.
Noi proponiamo di rendere immediatamente pubblica l’anagrafe patrimoniale dei rappresentanti delle istituzioni e il bilancio elettorale delle liste e dei candidati.
Le istituzioni dovranno essere parte attiva nella lotta ai raket, scegliendo di sostenere le imprese, gli imprenditori e i cittadini che hanno collaborato denunciando estorsori e usurai. Proponiamo la riscrittura dell’articolo 416 ter riguardante il reato di voto di scambio politico mafioso e per tutti i reati di mafia riteniamo che la soglia di incandidabilità debba essere il rinvio a giudizio.
Consideriamo indispensabili la riduzione dei tempi di pagamento delle stazioni appaltanti, il contrasto alla pratica del massimo ribasso, l’istituzione di stazioni uniche appaltanti specializzate e prive della presenza di amministratori pubblici.
Un ruolo centrale per il recupero del senso di legalità, per l’apprendimento e il rispetto delle regole del vivere sociale, per il rafforzamento della coesione e il contrasto ai fenomeni di devianza e di marginalità
è senz’altro quello della scuola pubblica e dei luoghi formazione di una coscienza democratica.

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA': LA SINISTRA PER IL LAVORO


Si è parlato do lavoro nella serata di ieri sera 17/02/2013 in una sala gremita di gente.
E' dal lavoro che bisogna ripartire e non dalle politiche di austeriità professate e applicate dal Governo Monti, perchè "Il lavoro è la leva dello sviluppo della persona, la chiave di accesso alla cittadinanza, l’espressione più reticolare della democrazia. Una cittadinanza senza lavoro è priva sia di reddito che di partecipazione alla produzione della ricchezza nazionale"


e intanto a Milano:


mercoledì 13 febbraio 2013

RIPARTIRE DAL LAVORO


"Il lavoro è la leva dello sviluppo della persona, la chiave di accesso alla cittadinanza, l’espressione più reticolare della democrazia. Una cittadinanza senza lavoro è priva sia di reddito che di partecipazione alla produzione della ricchezza nazionale.
Non si esce dalla crisi, non si rimette in moto un grande paese come l’Italia senza conversione ecologica dell’economia, senza investimenti in istruzione e ricerca, senza innovazione e cambiamento del modello di specializzazione, senza qualità del lavoro. Servono 50 miliardi di euro da investire per creare nuova occupazione.
In questi anni invece si è imboccata la strada contraria, verso l’ambiente come verso il lavoro, riducendo diritti sociali, occupazione, in particolar modo giovanile e femminile, retribuzioni".

Questa la premessa con la quale si apre il primo punto del programma elettorale di Sinistra Ecologia e Libertà per le prossime elezioni politiche.
Punti programmatici in tema di lavoro sono:
  • Piano Verde per il lavoro
  • combattere la precarietà nell’ingresso al lavoro
  • combattere la precarietà quando si esce dal lavoro
  • ripristino dell’articolo 18  ed estensione alle aziende al di sotto dei quindici dipendenti
  • estensione in senso universale degli ammortizzatori sociali a tutte le tipologie dei rapporti di lavoro
  • affrontare in modo strutturale il problema degli esodati 
  • investire sullo stato sociale
  • riforma del sistema previdenziale 
  • aumento dell’occupazione femminile  
il Circolo Sinistra Ecologia e Libertà "Peppino Impastato" di Ceglie Messapica organizza un incontro sulle linee programmatiche in tema di lavoro nel corso del quale interverrano il candidato alla Camera dei Deputati TONI MATARRELLI e l'ex Segretario Provinciale della CGIL LEO CAROLI




martedì 12 febbraio 2013

TUTELA DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI: NO ALLA VIVISEZIONE



Ogni animale del creato è dotato di una propria autonoma sensibilità, di provare la stessa sofferenza degli animali umani. Le sperimentazioni sugli animali e le pratiche di vivisezione, che li considerano alla stregua di oggetti inanimati da manipolare a piacimento, sono l’indice di una concezione incapace di custodire il pianeta e il vivente. Portiamo anche qui il bisogno di cambiamento”.
Recita così la premessa a pag. 38 del programma elettorale di Sinistra Ecologia e Libertà, con la quale si apre il capitolo dal titolo “Al Governo per la difesa dei diritti” , diritti tra i quali non poteva assolutamente mancare il diritto degli animali.
Con l’approssimarsi delle prossime elezioni del 24 e 25 febbraio, come ha fatto giustamente notare il Presidente della LAV, “Per chi non li ha menzionati, gli animali evidentemente non esistono o rappresentano temi sui quali non è importante prendere posizione. Come se l’uso degli animali non abbia a che fare con la vita di tutti i giorni, con l’economia, con la legalità, con il lavoro, la sicurezza, la salute”.
In nessun altro programma di partito viene dedicato un apposito spazio alla tutela dei diritti degli animali.
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’ ha aderito al Programma della Federazione Italiana Diritti Animali e Ambiente. Nichi Vendola ha scritto che “non solo lo condivido ma i temi da voi posti non sono marginali e figli di un Dio minore, ma una questione chiave che tocca l’evoluzione culturale dell’umanità in quel percorso per me cruciale della fuoruscita da un devastante antropocentrismo. Non a caso la frase chiave del mio programma su questo tema è appunto: L’uomo padrone di tutto oppure un creato a misura di tutti”. Il Programma di SEL ha uno specifico capitolo “Diritto agli animali”.“Porteremo il bisogno di cambiamento anche nel riconoscimento dei diritti degli animali, ed in un nuovo rapporto tra viventi”. Impegno anche su abolizione della vivisezione, caccia, riconversione ecologica dell’economia, sviluppo delle professioni verdi e nuovi stili di vita, difesa del territorio.
Il Circolo Sinistra Ecologia e Libertà “Peppino Impastato”, in perfetta sintonia con la linea tracciata dal Presidente Vendola ha già attuato delle iniziative in proposito, facendo della tutela degli animali uno dei suoi principali punti programmatici, portando all’approvazione un regolamento comunale su un tema molto importante e delicato quale quello sulla tutela degli animali che nella nostra città mancava (clicca qui per il regolamento redatto dal nostro Circolo).
Ciò a dimostrazione di come la Tutela dei Diritti degli Animali sia uno dei punti cardine da sempre portati avanti dal programma nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà e non solo dal nostro Circolo.
Altre iniziative sono in cantiere nel nostro Circolo e, qualora la coalizione di centrosinistra salisse al Governo, nuove leggi nazionali, certamente ancora più  favorevoli, sarebbero approvate e di conseguenza sarebbero recepite dal Regolamento Comunale che verrebbe adeguato alle nuove leggi.
Un appello dunque va a tutti gli animalisti o anche semplicemente agli amanti degli animali.





martedì 5 febbraio 2013

REDDIDO MINIMO GARANTITO - IL DIRITTO AD UNA VITA DIGNITOSA



In diversi paesi europei esistono già da diversi anni (se non addirittura decenni!) varie forme di reddito di base che si accompagnano ad altri interventi di sostegno al reddito.
Già nel 1992 l'Unione Europea aveva invitato gli stati membri ad adeguarsi a chi aveva già introdotto il reddito di base tra le proprie politiche di welfare e la raccomandazione 92/411 di fatto impegnava gli stati ad adottare misure di garanzia di reddito.
  • in Belgio viene elargito il Minimax, una rendita mensile di 650€, rilasciata a titolo individuale, a cui può avere accesso chiunque;
  • In Lussemburgo esiste il Revenu Minimum Guaranti, un reddito individuale che si aggira intorno ai 1100€ e che si ottiene fino al raggiungimento di una migliore condizione economica (in altre parole, finchè non si trova un impiego stabile);
  • in Olanda esiste il Beinstand, rilasciato a titolo individuale, che si accopagna a tutta una serie di sostegni per affitti, trasporti e accesso alla cultura. Esiste inoltre un'altra forma di reddito minimo di 500€, il Wik, garantito agli artisti per poter permettere loro di creare in libertà senza troppi oneri economici!
  • In Austria c'è il Sozialhilfe (letteralmente “aiuto sociale”) affiancato a diverse coperture delle utenze quali elettricità, gas e affitto ed altri aiuti economici per il cibo.
  • In Norvegia viene chiamato “reddito di esistenza” (che già nel nome si presenta significativo): si tratta di un versamento mensile di 500€, elargito individualmente, che si integra a coperture dell'affitto e dell'elettricità.
  • In Germania esiste l'Arbeitslosengeld II, rilasciato a tutti coloro, di età compresa tra i 16 e i 65 anni, che non hanno un lavoro o appartegono a fasce di basso reddito, una rendita mensile di 345€, che di per sé non è elevata, ma si integra alle coperture dei costi di affitto e riscaldamento. Questa rendita  viene garantita non solo ai cittadini tedeschi, ma anche agli stranieri con regolare permesso di soggiorno!
  • In Gran Bretagna, paese precursore per quel che riguarda il sostegno al reddito, sono garantiti diversi interventi che permettono ai meno abbienti di poter avere un tenore di vita discreto, una rendita individuale illimitata nel tempo, che varia dai 300 ai 500€, rilasciata sempre a titolo individuale a partire dai 18 anni di età a tutti coloro i cui risparmi non raggiungono i 12775€. Per quanto riguarda i figli e la loro educazione c'è l'Education Maintenance Allowance, un sussidio rilasciato direttamente ai ragazzi per coprire le spese dei loro studi.
  • Infine passiamo alla Francia. Il Revenu Minimum d'Insertion o Rmi è stato adottato dal 1988, si ottiene dai 25 anni in su e consiste in un'integrazione al redditto di circa 425€ se si è single, 638,10€ se si è in coppia (intesa in maniera laica), 765,72€ se la coppia ha un figlio, 893,34€ se ne ha due, più 170€ per ogni altro figlio.

Nel nostro Paese si spende solo lo 0,61% del Pil per il contrasto alla disoccupazione, contro una media europea del 2,2%. Allarmante è il tasso di copertura dei giovani disoccupati (sotto i 25 anni di età): 0,65% contro 57% di Gran Bretagna, 53% di Danimarca e 51% del Belgio.
L'Italia è tra gli ultimi posti per sostegno alla famiglia, ai disoccupati e sugli alloggi.
Basti vedere che per famiglia e infanzia si spende solo l'1,1% del Pil contro una media del 2,4% in Europa.
Questo dato dimostra ancora una volta come il nostro Paese sia morbosamente attaccato al passato e non tenga minimamente in conto il futuro, i giovani disoccupati.
L'inserimento del reddito di base tra le politiche di welfare è un investimento sul futuro, una garanzia di libertà per i cittadini poiché ha come vantaggio la riduzione del condizionamento nella scelta del lavoro, favorendo così la qualità del lavoro stesso. Praticamente l'Europa intera ha adottato il reddito minimo garantito all'interno del proprio sistema di welfare;
In Europa siamo tra i pochissimi a non averlo.
Il reddito minimo garantito è qualcosa di molto diverso dal sussidio di disoccupazione.
Mentre l'indennità di disoccupazione riguarda solo le persone che sono state licenziate o che hanno terminato un contratto, garantendo loro il 60% della retribuzione lorda mensile per i primi 6 mesi, il 50% per il settimo e l'ottavo mese e il 40% per i mesi successivi; il salario minimo garantito riguarda coloro che non lavorano e che ovviamente sono alla ricerca di un lavoro, vale (è importante sottolinearlo) anche per coloro che non hanno mai lavorato, è un sussidio che cessa con il cessare della disoccupazione.
L'introduzione del  salario minimo garantito comporterebbe innanzi tutto il riconoscimento di un diritto fondamentale, alla base del modello europeo.
Sinistra Ecologia e Libertà propone il reddito minimo garantito di 600 euro per i giovani, per consentire loro di essere autonomi e sottrarsi al ricatto della precarietà.
Come finanziare tutto questo? 
Tagliando le spese militari (che violano, tra l'altro, l'art. 11 della nostra Costituzione che ripudia la guerra), evitando che l'Italia acquisti i 90 aerei da guerra F35, così da risparmiare 2 miliardi di euro l'anno per vent'anni, tassando i grandi patrimoni, tagliando tutti i privilegi della casta.